Gli ebrei nell’italia meridionale nell’antichita’

Italyah sˇel-Yawan, “Italia greca”, è il nome con cui nelle antiche fonti ebraiche viene indicata l’Italia meridionale, l’antica Magna Grecia. Essa era “la terra grassa” che Isacco aveva assegnato al figlio Esaù-Edom a consolazione della primogenitura che il fratello Giacobbe gli aveva carpito (Bere’sˇit R.LXVII, 6), e su essa Dio aveva predisposto da secoli – fin dal tempo del primo re d’Israele Geroboamo – di erigere una “capanna di rifugio” per i figli fedeli del suo popolo (bSˇabbat 56b). I più antichi insediamenti furono quelli di Roma e di Pozzuoli del I secolo a.C.; nei secoli I-II d.C. sono presenti a Ostia e a Porto e nei secoli IV-VI in parecchie città marittime e lungo le vie consolari.

In Puglia la presenza ebraica era così cospicua e ricca, da costituire la maggior parte dei senati locali (curiae) e da provocare nel 398 un intervento dell’imperatore d’Occidente Onorio perché gli ebrei, che si ritenevano esentati dagli obblighi curiali in forza di una legge dell’imperatore d’Oriente Arcadio, vi continuassero a svolgere il ruolo di decurioni onde evitare il collasso economico delle città. Tra le attività che gli ebrei svolgevano c’erano l’agricoltura e il commercio ed è probabile che operassero anche nelle manifatture tessili imperiali di Taranto e di Venosa, in particolare fornendo la materia prima. Difatti, la traduzione aramaica (Targum) di Ezechiele 27,6-7 eseguita in Palestina in quel tempo rende con “tessuto di Puglia” e “giacinto e porpora della terra d’Italia” il testo originale biblico che parla invece di “stoffe delle isole di Kittim e di Elisˇah”.

La comunità più numerosa, con una documentazione ininterrotta dal IV al IX secolo, era quella di Venosa, la patria del poeta latino Orazio. Sembra che nella tarda antichità la città fosse composta per buona parte di ebrei. I suoi sepolcreti (catacombe), scavati nel fianco meridionale della collina della Maddalena, a un miglio dalla città, hanno tramandato epigrafi in greco, latino ed ebraico. Accanto all’area cimiteriale ebraica, c’era quella cristiana.

Sulle origini della presenza ebraica in Puglia e nella vicina Lucania, fonti medievali tramandano di alcune migliaia di schiavi che Tito deportò da Gerusalemme nel 70 d.C. a Taranto, Otranto e nelle restanti città della Puglia. Ma fu la stessa posizione geografica, protesa verso l’Oriente e il Mediterraneo, che attrasse, fin dall’inizio dell’età imperiale, un numero considerevole di mercanti e artigiani ebrei in cerca di fortuna e di lavoro; ad essi si aggiunsero gli schiavi delle guerre tra romani e giudei in Terra d’Israele che i correligionari si affrettavano a liberare. Diversi indizi fanno pensare anche a un apporto di proseliti provenienti dal paganesimo, di estrazione sia umile che altolocata.

Foto: Arcosolio affrescato con menorah ed altri simboli ebraici e, nel sottarco, festoni e tralci di rose. Il dipinto è un unicum nella storia degli ebrei nel Mezzogiorno (Venosa, Catacombe ebraiche, fine sec. V).

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