La sinagoga ‘grande’

“… con una cupola alta e maestosa e una finestra aperta alla luce…”:
l’interno è come descritto dall’epigrafe di edificazione della sinagoga – avvenuta nell’anno 5007 dalla creazione del mondo secondo la Bibbia, ovvero nel 1246-47 e.v. – e che è stata ricollocata qui al suo posto originario. La Sinagoga Grande – o Scola Grande – è la più monumentale delle due sinagoghe tranesi.
Sorge isolata dagli edifici circostanti e si presenta all’esterno come un corpo compatto rettangolare sormontato da un tamburo ottagonale e da una cupola; all’interno quattro arconi sostengono il tamburo cilindrico con quattro finestre e la cupola emisferica.

L’insieme rimanda al romanico pugliese, per esempio, della vicina S. Maria di Giano, qui a Trani, ma anche a quegli edifici mediterranei che traggono ispirazione dalla qubbat, la tomba mausoleo islamica, cupolata e aperta sui quattro lati verso i punti cardinali come il battistero della chiesa crociata di S. Giovanni Battista a Byblos. In origine la cupola potrebbe essere stata interamente estradossata: l’edificio avrebbe assunto l’aspetto di molte costruzioni medio-orientali e, se non proprio di quella islamica della Cupola della Roccia o della distrutta sinagoga Hurva- di altre epoche e proporzioni – certo di quella della chiesa di S. Anna, tutte a Gerusalemme.

I restauri hanno messo in luce il piano di spicco dei quattro pilastri: è questo il livello originario della sinagoga. Come in molte sinagoghe a pianta centrale della diaspora, si può ipotizzare una disposizione interna con l’Aron ha-qodesh sulla parete orientale, in asse o in direzione di Gerusalemme; la bimah in legno al centro; i sedili o banchi di fronte all’Aron sui lati.
Gli scavi archeologici hanno portato alla luce i resti in pietra di quello che potrebbe essere uno dei “sedili (itztavot) per starvi gli operatori del canto” di cui parla l’epigrafe di fondazione. Altri ambienti dovevano essere affiancati all’aula centrale per l’uso come vestiboli o come mehizah per le donne, ma gli scavi effettuati non ne hanno trovate tracce certe al di là di resti di murature di precedenti edifici.
Difficile appare anche l’identificazione di un miqweh- per le abluzioni rituali – o di una genizah – per i testi sacri non più in uso – anche se nella cripta settecentesca si aprono alcuni piccoli ambienti forse più antichi ma fortemente rimaneggiati.

Sulla facciata esterna orientale – sopra la porta secondaria – è impropriamente murato un piccolo timpano a cuspide che ricorda, nelle dimensioni e nell’archivolto, il coronamento dell’Aron di Scola Nova: non è difficile ipotizzare che possa appartenere all’Aron di questa Sinagoga Grande, riutilizzato all’esterno dopo la sua trasformazione in chiesa. Per la sua eleganza, il piccolo timpano è stato scelto come simbolo grafico di questo Museo.

Foto: Sinagoga Grande. Prospetto sud prima dei restauri.

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